Vinicio Capossela

Michelangelo
Live Recording @ Arcimboldi Milano

2007

Il primo incontro tra Vinicio Capossela e il “corpus” dell’opera letteraria di Michelangelo risale al 2000, quando egli incide tre “Rime” di Michelangelo per l’album “Renaissance” del musicista francese Philippe Eidel, musicate dallo stesso Eidel. In quell’occasione Capossela presta la sua voce per “Altra figura”, “Fuggite amanti” e “Sol e notte”.

Presentazione (di Vinicio Capossela)

Le rovine in questi versi giungono a noi come le rovine semi-interrate, i capitelli, i torsi, i busti, arti di pietra nella terra, come nel macello dei corvi l’antichità emergeva mezza interrata, così i versi, un poco comprensibili e un po’ no..interrati in un grande spirito..di tutti i versi in poesia, le Rime, proprio per il fatto che vengono da Michelangelo, possono risuonare, avere una fisicità, un corpo anche musicale, che altrimenti sarebbe inutile, io personalmente non riesco nemmeno a immaginare un operazione simile su Dante o Petrarca..forse perché nella pietra c’è stridore e suono, perché arrivano dal retro di cartoni imbrattati di colore, e polvere fatta colore. C’è qualcosa di plastico, di materico in questa poesia,e per questo se ne può fare materia corporea.. è come mangiare polvere e colore, per questo se ne ricava musica per strumenti da tensione, che devono estrarre “cavandolo” con l’arco il suono dal legno, nella forza del violoncello..e nella grazia straziata e dolente della viola. Sono strumenti questi che hanno teste di polena, come le imbarcazioni lignee, per fendere l’ignoto, il grande oceano del nostro animo..e questi versi, portati da queste prue, si fanno largo lì dentro, a volte duri come pietre, oppure legati imbrigliati in quella grande, terrificante camicia di Nasso della nostra passione, che ci avvolge con le spire del desiderio e ci brucia, ardendo la pelle..“ghiaccio ardendo in lei..”

Tratto da Corriere della Sera.it (21-09-2007)

Un artista che scolpisce versi come fossero pietra e un cantautore che modella l’aria, la voce, in forma di poesia. Già così si capisce che Michelangelo Buonarroti e Vinicio Capossela, pur divisi da quattrocento anni, hanno qualcosa — anzi molto — da dirsi. Sono due anime che aspettavano solo di trovarsi. E questo accade ora in «Fuggite amanti amori» in scena sabato nell’ambito del festival MiTo. «Non sapevo niente delle “Rime” di Michelangelo fino a quando, nella primavera del 2000, un musicista francese, Philippe Eidel mi propose di cantarne una che aveva musicato — spiega Capossela —. Il sonetto diceva: “fuggite amanti, amor, fuggite il foco, l’incendio è aspro e la piaga è mortale, leggete in me quale sarà il vostro male… fuggite ..”. E quello è stato l’inizio».

Articoli
Da Corriere Milano – 21 Settembre 2007
Vinicio Capossela
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